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AGROALIMENTARE | Focus UE – aprile 2026

AGROALIMENTARE | Focus UE – aprile 2026

giovedì 6 agosto 2026

Cooperazione agroalimentare: confronto tra Italia e Spagna sulle sfide del settore

Confcooperative Agroalimentare e Pesca ha accolto a Roma, presso il Palazzo della Cooperazione, una delegazione di Cooperativas Agro-alimentarias de España. L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra le organizzazioni cooperative dei due Paesi, con l’obiettivo di rafforzare le relazioni e individuare possibili strategie comuni a livello europeo.

Al centro del dialogo il prossimo Cogeca Business Forum, in programma il 9 e 10 novembre ad Almería. L’appuntamento riunirà rappresentanti del settore cooperativo agroalimentare europeo e sarà dedicato al futuro del mercato unico, alla competitività e alla sostenibilità delle imprese, nonché alla formazione dei dirigenti e dei nuovi leader delle aree rurali.

Particolare attenzione è stata riservata anche all’esperienza spagnola del marchio cooperativo, introdotto per rendere maggiormente riconoscibili nei punti vendita i prodotti realizzati dalle cooperative e valorizzarne qualità, origine e modello imprenditoriale. L’iniziativa, già avviata nella grande distribuzione spagnola, potrebbe costituire un riferimento per la diffusione di analoghi strumenti di riconoscibilità anche in altri Paesi europei.

Il confronto ha inoltre riguardato le principali difficoltà che interessano i comparti ortofrutticolo e vitivinicolo. Per l’ortofrutta sono stati richiamati gli effetti sempre più rilevanti del cambiamento climatico e la necessità di mantenere adeguati strumenti europei di sostegno, insieme alla disponibilità di soluzioni fitosanitarie efficaci.

Sul fronte vitivinicolo, la principale preoccupazione riguarda invece il progressivo calo dei consumi, particolarmente evidente nel segmento dei vini rossi. Le organizzazioni italiana e spagnola hanno condiviso la necessità di superare interventi esclusivamente emergenziali e di costruire una strategia europea di lungo periodo, capace di sostenere il rilancio di un settore centrale per l’economia agroalimentare e per numerosi territori rurali.

L’incontro ha confermato la volontà di consolidare la collaborazione tra la cooperazione agroalimentare italiana e quella spagnola, favorendo iniziative comuni per rappresentare con maggiore efficacia, nelle sedi europee, le esigenze delle cooperative e delle rispettive filiere produttive.

 


 

Cresce la fiducia internazionale nei prodotti agroalimentari dell’Unione europea

I prodotti agroalimentari europei continuano a beneficiare di una percezione positiva sui mercati internazionali. È quanto emerge da una recente indagine Eurobarometro condotta su oltre 11.000 consumatori in undici Paesi extra-UE.

Secondo la rilevazione, i prodotti alimentari e le bevande provenienti dall’Unione europea sono particolarmente apprezzati per la qualità, la sicurezza e il gusto. L’83% degli intervistati riconosce infatti l’elevata qualità delle produzioni europee, mentre il 40% dichiara di consumarle almeno una volta alla settimana.

La qualità rappresenta il principale fattore nella scelta di acquisto, indicato dal 76% dei partecipanti all’indagine. Risulta inoltre in crescita la conoscenza dei sistemi europei di certificazione e dei marchi di qualità, con particolare riferimento al logo biologico dell’Unione europea.

Il sondaggio evidenzia anche significative prospettive di sviluppo: il 60% dei consumatori che attualmente non acquistano prodotti europei dichiara di essere interessato a farlo in futuro.

I risultati confermano il valore dell’origine europea quale elemento distintivo e competitivo sui mercati internazionali e sottolineano l’importanza di continuare a promuovere la qualità, la sicurezza, la tracciabilità e le certificazioni delle produzioni agroalimentari dell’Unione europea.


 


 

Produzioni agricole europee: cereali in calo, prospettive positive per semi oleosi e colture proteiche

Le previsioni elaborate dagli esperti dei gruppi di lavoro di Copa-Cogeca indicano per il 2026 un quadro differenziato per le principali colture agricole dell’Unione europea. A fronte di una contrazione della produzione cerealicola, si confermano infatti prospettive favorevoli per i semi oleosi e per le colture proteiche.

La produzione complessiva di cereali nell’UE-27 dovrebbe attestarsi intorno a 264 milioni di tonnellate, con una diminuzione del 6,6% rispetto al 2025. Il calo è riconducibile soprattutto alla riduzione delle rese registrata in numerose aree europee e alla significativa contrazione delle superfici destinate alla coltivazione del mais. Incide inoltre la crisi dei fertilizzanti, i cui effetti potrebbero risultare ancora più rilevanti nelle prossime campagne produttive.

Nel dettaglio, la produzione di frumento dovrebbe diminuire del 4,2%, quella di orzo del 3,5% e quella di avena del 9,3%. La flessione più consistente riguarda il mais, per il quale è prevista una riduzione del 13,9%, dovuta principalmente al calo delle superfici seminate. Le prospettive rimangono tuttavia molto diversificate tra gli Stati membri, anche in relazione alle differenti condizioni climatiche e agronomiche.

Siccità persistente, temperature elevate e carenze idriche continuano infatti a limitare il potenziale produttivo di alcune regioni, con particolari criticità segnalate in Spagna e Ungheria. Pur mantenendosi al di sopra dei livelli registrati nelle annate più difficili, il raccolto cerealicolo del 2026 segna quindi un arretramento rispetto alla ripresa osservata nel 2025, confermando la crescente esposizione del settore alla volatilità climatica.

Più favorevole risulta invece il quadro relativo ai semi oleosi. La produzione europea dovrebbe raggiungere 33,3 milioni di tonnellate, con un incremento del 6,8% rispetto all’anno precedente, sostenuto principalmente dall’espansione delle superfici coltivate. In particolare, sono previsti aumenti del 6,4% per la colza e dell’11,2% per il girasole, mentre la produzione di soia dovrebbe diminuire del 4,3%. Restano comunque da valutare gli effetti delle recenti ondate di calore e degli eventi meteorologici estremi verificatisi in alcuni Paesi.

Le colture proteiche mantengono un andamento complessivamente positivo. La produzione dell’UE-27 è stimata in circa 4 milioni di tonnellate, con una crescita del 5% rispetto al 2025, determinata soprattutto dall’aumento delle superfici coltivate, che dovrebbe compensare la riduzione delle rese medie. Le previsioni indicano un incremento per piselli e fagioli, mentre per i lupini si attende una contrazione produttiva.

Il quadro rimane tuttavia ancora suscettibile di variazioni. L’evoluzione delle temperature, la disponibilità idrica e le condizioni meteorologiche durante le ultime fasi di maturazione e raccolta saranno decisive per definire i risultati effettivi della campagna 2026. Si conferma pertanto la necessità di monitorare attentamente l’andamento delle colture e di garantire alle imprese agricole strumenti adeguati per affrontare le crescenti incertezze climatiche e produttive.


 


 

Agricoltura biologica: il Parlamento europeo avvia il confronto sulla revisione del regolamento

La Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo ha approvato la relazione sulla revisione mirata del Regolamento (UE) 2018/848, che disciplina la produzione biologica e l’etichettatura dei prodotti biologici.

Il voto consente l’avvio dei negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea, evitando possibili ritardi nell’iter legislativo. L’obiettivo è concludere il confronto entro dicembre 2026, data particolarmente rilevante perché coincide con la scadenza degli accordi di equivalenza che regolano il commercio dei prodotti biologici tra l’Unione europea e i Paesi terzi.

Il rispetto di questa scadenza è fondamentale per garantire continuità e certezza agli operatori del settore, considerato il ruolo dell’Unione europea nel mercato internazionale dei prodotti biologici. Un prolungamento dei negoziati potrebbe infatti determinare difficoltà negli scambi e incidere sulla programmazione delle imprese.

Tra le modifiche accolte figura una maggiore flessibilità nella copertura delle aree esterne destinate ai suini, con l’obiettivo di favorirne un utilizzo effettivo durante tutto l’anno. Alcuni aspetti della posizione parlamentare richiederanno tuttavia ulteriori approfondimenti nel corso del trilogo, in particolare per quanto riguarda l’attribuzione alla Commissione europea di competenze in materia di proprietà intellettuale relativa ai prodotti e ai materiali biologici a rischio di contraffazione.

Parallelamente alla revisione del regolamento di base, resta centrale il lavoro sulla normativa secondaria. Tra le questioni tecniche ancora aperte rientra la semplificazione delle disposizioni sull’origine del letame non biologico utilizzato nella produzione biologica.

Il percorso legislativo dovrà quindi assicurare un quadro normativo chiaro, coerente e concretamente applicabile, capace di sostenere lo sviluppo del settore biologico europeo e di garantire stabilità agli operatori, sia nel mercato interno sia negli scambi internazionali.


 


 

Competitività europea: agricoltura e filiera agroalimentare chiedono un ruolo centrale nel Fondo 2028–2034

Oltre 40 organizzazioni europee hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta per chiedere che l’agricoltura, l’alimentazione e l’intera filiera agroalimentare occupino una posizione centrale nella futura agenda dell’Unione europea per la competitività e nel Fondo europeo per la competitività previsto per il periodo 2028–2034.

Il comparto agroalimentare rappresenta infatti uno dei pilastri dell’economia europea. L’intera filiera genera oltre 1.000 miliardi di euro di valore aggiunto lordo e contribuisce ogni giorno alla disponibilità di alimenti sicuri e di qualità, alla sostenibilità dei territori e alla stabilità dell’Unione in un contesto geopolitico caratterizzato da crescente incertezza.

Secondo le organizzazioni firmatarie, il nuovo Fondo europeo per la competitività può costituire un’importante opportunità per mobilitare investimenti a favore dell’agricoltura, della trasformazione alimentare e delle attività produttive collegate. Le risorse dovrebbero sostenere infrastrutture, servizi, innovazione, competenze e interventi capaci di ridurre il divario di investimento che ancora interessa il settore.

Il contributo dell’agricoltura e dell’agroalimentare non si limita alle politiche agricole tradizionali. La filiera può concorrere trasversalmente agli obiettivi europei in materia di transizione verde, decarbonizzazione, digitalizzazione, salute, biotecnologie, bioeconomia, sicurezza e autonomia strategica. Per questo motivo, viene richiesta una presenza chiara e riconoscibile del settore all’interno della struttura del Fondo, accompagnata da risorse adeguate, una governance efficace e dal coinvolgimento diretto degli operatori.

Le organizzazioni esprimono preoccupazione per l’ipotesi emersa nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento europeo di sostituire l’area specificamente dedicata a salute, biotecnologie, agricoltura e bioeconomia con una categoria più ampia denominata “Prosperità sostenibile”. Una scelta di questo tipo potrebbe ridurre la visibilità del comparto e limitarne l’accesso diretto agli strumenti di finanziamento.

Una posizione diversa è stata espressa dal Consiglio dell’Unione europea e dalla Commissione Agricoltura del Parlamento, che hanno sostenuto il mantenimento di uno spazio dedicato all’agricoltura e alla bioeconomia. Anche numerosi emendamenti presentati al Parlamento europeo mirano a riconoscere pienamente il contributo del settore agli obiettivi di crescita, competitività e sicurezza dell’Unione.

Il messaggio rivolto alle istituzioni europee è quindi chiaro: investire nell’agricoltura e nella filiera agroalimentare significa rafforzare la resilienza, la sicurezza alimentare e la capacità produttiva dell’Europa, sostenendo al tempo stesso lo sviluppo economico e la coesione dei territori.


 




Accordo UE-Messico: nuove opportunità per l’agroalimentare, ma servono garanzie per i settori più esposti

Il Parlamento europeo ha approvato l’accordo commerciale modernizzato tra l’Unione europea e il Messico. Secondo Copa e Cogeca, l’intesa può contribuire a rafforzare le esportazioni agroalimentari europee, favorire una maggiore cooperazione normativa e migliorare la tutela delle indicazioni geografiche dell’UE sul mercato messicano.

Le organizzazioni agricole europee sottolineano tuttavia che i benefici dell’accordo dipenderanno dalla sua concreta attuazione. L’apertura commerciale dovrà tradursi in un accesso effettivo al mercato, accompagnato dal rispetto degli impegni assunti e da condizioni di concorrenza eque per gli agricoltori e le cooperative europee.

Particolare attenzione viene riservata alla protezione delle indicazioni geografiche e alla cooperazione in materia di misure sanitarie e fitosanitarie, salute e benessere animale. Alla Commissione europea e alle autorità messicane viene chiesto di assicurare risultati verificabili e un’applicazione efficace delle disposizioni previste dall’accordo.

Resta inoltre la preoccupazione per l’introduzione di un contingente tariffario aggiuntivo di 35.000 tonnellate di miele messicano. Secondo Copa e Cogeca, la nuova concessione potrebbe aggravare le difficoltà di un comparto apistico europeo già fragile, anche alla luce dell’effetto cumulativo prodotto dai diversi accordi commerciali conclusi dall’Unione europea.

Le organizzazioni chiedono pertanto un monitoraggio puntuale dei contingenti tariffari e delle relative conseguenze sui settori agricoli più sensibili. La valutazione dell’accordo non potrà infatti limitarsi alle opportunità commerciali dichiarate, ma dovrà tenere conto della capacità di garantire accesso reale ai mercati, concorrenza leale, tutela delle produzioni europee e fiducia duratura per gli operatori del settore agroalimentare.


 


 

Zootecnia europea: la Commissione presenta la nuova strategia per il settore

La Commissione europea ha pubblicato la nuova strategia dedicata alla zootecnia, attesa da tempo dagli operatori del comparto. Il documento segna un significativo cambiamento di impostazione, riconoscendo il contributo degli allevamenti alla sicurezza alimentare, alla vitalità delle aree rurali, all’economia circolare e alla produzione di proteine di qualità ed energia rinnovabile.

La strategia richiama inoltre la necessità di contrastare la progressiva riduzione del patrimonio zootecnico europeo e di valorizzare maggiormente il letame e i sottoprodotti di origine animale nell’ambito della circolarità dei nutrienti. Vengono affrontate anche le difficoltà legate alle procedure autorizzative e all’applicazione della direttiva sui nitrati.

Le organizzazioni del settore accolgono positivamente il riconoscimento del ruolo strategico della zootecnia, ma evidenziano la mancanza di misure sufficientemente concrete. Il documento risulta infatti ancora incentrato soprattutto su attività di valutazione, monitoraggio e analisi, senza individuare interventi operativi in grado di offrire risposte immediate alle imprese agricole.

Indicazioni più precise riguardano il benessere animale. La Commissione prevede una graduale eliminazione delle gabbie, con proposte legislative attese entro la fine del 2026 per le galline ovaiole e i polli da carne ed entro il 2027 per il settore suinicolo. La strategia riconosce i rilevanti investimenti necessari per accompagnare questa transizione, ma non definisce ancora un piano finanziario chiaro e adeguatamente strutturato.

Il settore chiede pertanto che agli obiettivi indicati dalla Commissione seguano impegni economici concreti, tempistiche realistiche e strumenti di sostegno accessibili. Solo attraverso un programma organico di investimenti sarà possibile accompagnare gli allevatori nell’adeguamento produttivo, rafforzare la competitività delle imprese e garantire la sostenibilità economica, ambientale e sociale della zootecnia europea.


 


 

Apicoltura: Confcooperative porta al Parlamento europeo le istanze del settore

Il settore apistico di Confcooperative è stato protagonista, per la prima volta, di un incontro specificamente dedicato al miele presso il Parlamento europeo. L’evento, organizzato il 1° luglio 2026 e patrocinato dall’europarlamentare Salvatore De Meo, ha riunito rappresentanti di Confcooperative, Commissione europea, Copa-Cogeca e organizzazioni agricole e apistiche europee.

Il confronto ha ribadito il valore strategico dell’apicoltura per la tutela della biodiversità e degli ecosistemi, mettendo al tempo stesso in evidenza le crescenti difficoltà economiche del comparto. Tra le principali criticità sono stati richiamati l’aumento dei costi di produzione, l’insufficienza delle risorse disponibili, la contraffazione del miele e la concorrenza sleale esercitata dalle importazioni provenienti da Paesi terzi.

Particolare attenzione è stata riservata all’attuazione della cosiddetta “Direttiva Breakfast”, ritenuta fondamentale per rafforzare la tracciabilità del miele e contrastare più efficacemente adulterazioni e frodi. Confcooperative ha inoltre rinnovato la richiesta di introdurre un sostegno economico collegato al numero degli alveari, quale misura concreta per accompagnare gli apicoltori in una fase caratterizzata da margini ridotti e, in alcuni casi, da prezzi di vendita inferiori agli stessi costi di produzione.

Nel corso dell’incontro, la Commissione europea ha confermato il ruolo della Politica agricola comune quale principale strumento di sostegno al comparto. Tra le possibili forme di intervento sono state richiamate anche misure finalizzate a preservare o incrementare il numero degli alveari presenti nell’Unione e a migliorare la qualità delle produzioni. È stato tuttavia riconosciuto un ritardo nell’attuazione delle disposizioni sulla tracciabilità, dovuto anche alla complessità dell’iter tecnico e amministrativo.

Copa-Cogeca ha infine illustrato l’attività svolta a livello europeo nell’ambito dei principali dossier riguardanti il miele e la partecipazione alla Piattaforma europea sul miele, istituita per portare l’esperienza diretta degli apicoltori all’attenzione delle istituzioni dell’Unione.

L’iniziativa ha confermato l’impegno congiunto di Confcooperative, rappresentanti del Parlamento europeo e Commissione europea a proseguire il confronto per rafforzare la tutela, la sostenibilità economica e le prospettive di sviluppo dell’apicoltura italiana ed europea.