Pilastro europeo dei diritti sociali: nuove priorità per un’Europa più equa e inclusiva
La Commissione europea ha adottato una nuova Comunicazione sul futuro del Pilastro europeo dei diritti sociali, confermando la centralità delle politiche sociali nella costruzione di un’Unione più equa, resiliente e capace di affrontare le trasformazioni economiche e occupazionali in corso.
Il documento, pubblicato in vista del decimo anniversario del Pilastro adottato nel 2017, propone una verifica dei progressi compiuti nell’attuazione dei suoi 20 principi fondamentali e avvia il percorso verso nuove iniziative europee in materia di occupazione, inclusione e protezione sociale.
La Commissione individua tre priorità principali. La prima riguarda il contrasto all’aumento del costo della vita e il rafforzamento della protezione sociale, attraverso misure finalizzate a ridurre la povertà, migliorare l’accesso ai servizi essenziali e favorire il reinserimento delle persone maggiormente escluse dal mercato del lavoro.
La seconda priorità è dedicata alla preparazione del lavoro del futuro. L’obiettivo è accompagnare la transizione digitale e la diffusione dell’intelligenza artificiale con investimenti nelle competenze e politiche capaci di tutelare le persone e la qualità dell’occupazione. In tale ambito è prevista l’istituzione di un gruppo europeo ad alto livello incaricato di analizzare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro e sulle condizioni lavorative.
La terza area di intervento riguarda la riduzione delle disuguaglianze e la promozione delle pari opportunità, attraverso il miglioramento della qualità del lavoro, il sostegno alle piccole imprese e il rafforzamento degli strumenti europei di monitoraggio delle condizioni occupazionali.
La Comunicazione apre la strada alla definizione di un nuovo Piano d’azione per l’attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali. Il precedente Piano del 2021 aveva fissato per il 2030 tre obiettivi principali: raggiungere un tasso di occupazione di almeno il 78% nella popolazione tra i 20 e i 64 anni, coinvolgere ogni anno almeno il 60% degli adulti in attività formative e ridurre di almeno 15 milioni il numero delle persone a rischio di povertà o esclusione sociale.
Il raggiungimento di questi risultati richiederà il coinvolgimento congiunto delle istituzioni europee, degli Stati membri, delle autorità territoriali, delle parti sociali e della società civile.
In questo percorso, la Commissione riconosce un ruolo significativo all’economia sociale e alle cooperative. Queste ultime operano infatti in ambiti direttamente collegati agli obiettivi del Pilastro, contribuendo alla creazione di occupazione stabile e di qualità, all’erogazione di servizi sociali e di interesse generale, all’inclusione delle persone vulnerabili e al rafforzamento della coesione delle comunità.
La valorizzazione del modello cooperativo può quindi concorrere concretamente alla costruzione di un’Europa capace di coniugare competitività economica, lavoro dignitoso, accesso universale ai servizi e progresso sociale.
CECOP, la Confederazione europea delle cooperative industriali e di servizi, ha presentato il proprio contributo alla consultazione della Commissione europea sul rafforzamento della Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità fino al 2030.
La Strategia, adottata nel 2021, rappresenta il principale quadro europeo per promuovere l’autonomia, la partecipazione e la piena inclusione delle persone con disabilità. Secondo CECOP, tuttavia, la sua attuazione deve essere rafforzata per rispondere alle persistenti difficoltà di accesso al lavoro e al crescente rischio di marginalità economica e sociale. Nel 2024, quasi una persona con disabilità su tre nell’Unione europea risultava infatti esposta al rischio di povertà o esclusione sociale.
In questo contesto, il modello cooperativo può offrire un contributo significativo grazie al radicamento nei territori, alla governance democratica e alla capacità di sviluppare servizi e opportunità occupazionali a partire dai bisogni delle comunità.
Le cooperative sociali e di lavoro intervengono in particolare su due ambiti fondamentali: da un lato, la realizzazione di servizi sociali, educativi, assistenziali e di cura rivolti alle persone con disabilità; dall’altro, la creazione di percorsi di inserimento lavorativo capaci di favorire una partecipazione piena alla vita economica e sociale.
La partecipazione diretta dei soci e dei lavoratori alla gestione dell’impresa rappresenta inoltre un elemento distintivo del modello cooperativo. Le persone con disabilità possono così assumere un ruolo attivo non soltanto come destinatarie dei servizi, ma anche come lavoratrici, socie e protagoniste dei processi decisionali.
Nel proprio contributo, CECOP invita la Commissione europea a riconoscere maggiormente il ruolo delle cooperative nella futura Strategia sulla disabilità. Tra le priorità indicate figurano il sostegno all’occupazione inclusiva, un migliore accesso ai finanziamenti europei, il rafforzamento delle collaborazioni con le autorità pubbliche e la promozione di condizioni di lavoro dignitose nei servizi di cura e assistenza.
CECOP chiede inoltre un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni cooperative nella definizione e nel monitoraggio delle politiche pubbliche e una più stretta integrazione tra la Strategia europea sulla disabilità, le politiche per l’economia sociale e gli interventi dedicati all’inclusione lavorativa.
Il riconoscimento del contributo delle cooperative può quindi rafforzare l’efficacia delle politiche europee, favorendo un modello di inclusione fondato sull’accesso ai servizi, sul lavoro dignitoso, sulla partecipazione e sull’autonomia delle persone.
CECOP, la Confederazione europea delle cooperative industriali e di servizi, ha presentato il proprio contributo alla consultazione della Commissione europea sulla proposta di regolamento “EU Inc.”, il nuovo quadro giuridico opzionale europeo destinato a facilitare la costituzione e la crescita delle imprese innovative nel mercato unico.
Il progetto, definito anche come “28° regime”, intende offrire alle imprese una disciplina societaria comune, alternativa a quelle nazionali, con l’obiettivo di semplificare le attività transfrontaliere e agevolare l’accesso ai finanziamenti. Pur condividendo queste finalità, CECOP richiama l’attenzione sulla necessità che il nuovo strumento non favorisca un unico modello imprenditoriale a discapito della pluralità che caratterizza l’economia europea.
Secondo la Confederazione, la proposta risulta orientata soprattutto alle esigenze delle startup e delle imprese ad alta crescita in cerca di capitali. Il futuro quadro normativo dovrà tuttavia assicurare pari riconoscimento anche alle cooperative, caratterizzate da finalità mutualistiche, governance democratica, partecipazione dei soci e forte radicamento territoriale.
L’introduzione di una nuova forma societaria europea non dovrebbe quindi determinare vantaggi competitivi ingiustificati rispetto alle altre tipologie d’impresa né creare incentivi capaci di indebolire il modello cooperativo. CECOP chiede che il regolamento garantisca il principio di neutralità giuridica e salvaguardi la diversità degli ecosistemi imprenditoriali presenti nei diversi Stati membri.
Un ulteriore elemento centrale riguarda la tutela dei lavoratori. La semplificazione normativa non dovrà comportare una riduzione dei diritti di informazione, consultazione e partecipazione previsti dalle legislazioni nazionali e dal diritto dell’Unione, né favorire fenomeni di arbitraggio regolamentare tra gli ordinamenti europei.
CECOP invita pertanto le istituzioni europee ad adottare un approccio inclusivo alla competitività, capace di valorizzare il contributo delle diverse forme d’impresa alla crescita sostenibile, alla resilienza economica e alla coesione sociale.
In questo quadro, le cooperative rappresentano un modello in grado di coniugare efficienza economica, partecipazione democratica e creazione di valore per le comunità. Il dibattito su “EU Inc.” dovrà quindi promuovere la competitività del mercato unico senza sacrificare il pluralismo imprenditoriale, che costituisce uno degli elementi distintivi e dei punti di forza dell’economia europea.
Il Gruppo di Amici dell’Economia Sociale e Solidale delle Nazioni Unite ha adottato la sua prima Dichiarazione congiunta, segnando un nuovo passo nel riconoscimento internazionale del contributo del settore allo sviluppo sostenibile, alla giustizia sociale e alla creazione di lavoro dignitoso.
La Dichiarazione è sostenuta da 20 governi appartenenti ai cinque gruppi regionali delle Nazioni Unite, tra i quali figura anche l’Italia. Il Gruppo di Amici, co-presieduto da Brasile e Senegal, è stato istituito l’11 giugno 2026 presso la sede dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro a Ginevra, nell’ambito della Coalizione globale per la giustizia sociale.
L’iniziativa si configura come una piattaforma volontaria di cooperazione tra governi, finalizzata a rafforzare il ruolo dell’economia sociale e solidale nelle politiche pubbliche e nelle relazioni internazionali. I Paesi aderenti si impegnano, in particolare, a promuovere lo scambio di esperienze e buone pratiche, a valorizzare il settore nei principali processi multilaterali e a sostenere lo sviluppo di contesti normativi e istituzionali favorevoli.
Il documento si inserisce in un percorso avviato negli ultimi anni dalle principali istituzioni internazionali. Tra i riferimenti richiamati figurano le risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2023 e del 2024 sulla promozione dell’economia sociale e solidale per lo sviluppo sostenibile e la risoluzione adottata nel 2022 dalla Conferenza internazionale del lavoro.
La Dichiarazione riconosce il contributo delle organizzazioni dell’economia sociale e solidale alla creazione di occupazione dignitosa, all’inclusione di donne, giovani, persone con disabilità e soggetti vulnerabili, nonché allo sviluppo delle comunità locali e al rafforzamento della coesione sociale.
Viene inoltre sottolineata l’importanza di migliorare la conoscenza e la misurazione statistica del settore, accrescendone la visibilità all’interno delle politiche pubbliche. In questo ambito viene riconosciuto il lavoro svolto dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro e dalla Task Force inter-agenzia delle Nazioni Unite sull’economia sociale e solidale.
L’adozione della Dichiarazione rappresenta un importante segnale politico a livello globale e conferma la crescente attenzione verso modelli economici capaci di integrare sostenibilità, inclusione e partecipazione.
Per il movimento cooperativo, l’iniziativa consolida il riconoscimento delle cooperative quali attori strategici per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile e per la costruzione di economie più resilienti, democratiche e orientate al benessere delle comunità.
Social Economy Europe e l’Intergruppo del Parlamento europeo sull’economia sociale e i servizi di interesse generale hanno riunito rappresentanti delle istituzioni europee e del settore per discutere il ruolo dell’economia sociale nel prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea. L’incontro si è svolto il 30 giugno 2026 presso il Parlamento europeo.
Il confronto ha evidenziato come il dibattito sul futuro bilancio dell’UE non riguardi soltanto la distribuzione delle risorse, ma anche il modello di sviluppo che l’Europa intende perseguire. In un contesto segnato dalle transizioni digitale e ambientale, dalle trasformazioni demografiche, dall’aumento delle disuguaglianze e dalla necessità di rafforzare la competitività, l’economia sociale è stata indicata come uno strumento capace di coniugare crescita, coesione e radicamento territoriale.
Secondo i rappresentanti del settore, cooperative, mutue, associazioni, fondazioni e imprese sociali non devono essere considerate esclusivamente nell’ambito delle politiche di inclusione. Il loro contributo riguarda infatti anche l’innovazione, l’occupazione di qualità, la resilienza delle comunità e il rafforzamento della competitività europea.
Social Economy Europe ha individuato tre priorità per il prossimo bilancio pluriennale: mantenere un Fondo sociale europeo forte, riconoscibile e autonomo; assicurare un riferimento esplicito all’economia sociale sia nel Fondo sociale europeo sia nel futuro Fondo europeo per la competitività; istituire uno sportello dedicato di InvestEU per gli investimenti sociali e le competenze, con risorse adeguate e il coinvolgimento delle banche cooperative e degli operatori della finanza etica.
Nel corso dell’incontro sono state espresse preoccupazioni rispetto all’ipotesi di riunire in un unico quadro diversi fondi europei oggi distinti, compresi quelli relativi alla coesione e alla politica agricola. Una maggiore centralizzazione potrebbe ridurre la visibilità delle priorità sociali e limitare la partecipazione delle autorità regionali, degli enti locali e delle organizzazioni territoriali nell’individuazione dei bisogni e nella progettazione degli interventi.
È stata inoltre ribadita la necessità di evitare che gli obiettivi sociali siano posti in concorrenza con altre priorità strategiche, quali la sicurezza, la politica industriale e la competitività. Il sostegno all’inclusione lavorativa, alle pari opportunità e alla coesione sociale rappresenta infatti una condizione essenziale per costruire un’economia europea solida e resiliente.
Anche la Commissione europea ha riconosciuto l’importanza di integrare una prospettiva sociale nella definizione dei futuri strumenti di bilancio, prestando particolare attenzione all’accesso al mercato del lavoro, alla parità di genere e al contrasto delle disuguaglianze. Parallelamente, è stata richiamata l’esigenza di garantire procedure di accesso e controllo dei fondi chiare e sostenibili per i beneficiari.
L’incontro ha quindi rilanciato la richiesta di attribuire all’economia sociale uno spazio riconoscibile nelle future politiche europee. Sostenere questo modello significa promuovere un’idea di competitività capace di integrare efficienza economica, partecipazione democratica, coesione territoriale e risposta ai bisogni delle persone e delle comunità.
Cooperatives Europe ha incontrato Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la coesione e le riforme, per approfondire il contributo delle cooperative allo sviluppo regionale e confrontarsi sul futuro della politica di coesione dell’Unione europea. All’incontro del 1° luglio hanno partecipato la direttrice di Cooperatives Europe, Agnes Mathis, e il presidente Giuseppe Guerini.
Nel corso del confronto è stata illustrata la varietà del movimento cooperativo europeo e la sua capacità di rispondere ai bisogni economici e sociali dei territori. Cooperatives Europe ha richiamato le proprie priorità per il prossimo Quadro finanziario pluriennale, sottolineando in particolare la necessità di mantenere il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo di sviluppo regionale come strumenti distinti e autonomi.
Secondo l’organizzazione, la separazione dei due fondi è essenziale per preservarne le finalità specifiche e garantire interventi efficaci sia nell’ambito dell’occupazione e dell’inclusione sociale sia in quello dello sviluppo economico e infrastrutturale delle regioni.
Un secondo tema centrale dell’incontro ha riguardato l’iniziativa europea “Right to Stay”, finalizzata a creare le condizioni affinché le persone possano continuare a vivere e lavorare nei propri territori, contrastando lo spopolamento e rafforzando la resilienza delle aree rurali, remote e maggiormente svantaggiate.
In questo ambito, Cooperatives Europe ha evidenziato il valore aggiunto delle imprese cooperative. La proprietà condivisa, il radicamento nelle comunità e la capacità di intercettare direttamente i bisogni locali consentono infatti alle cooperative di offrire servizi essenziali nei territori in cui il mercato o l’intervento pubblico risultano insufficienti.
Tra gli ambiti richiamati figurano i trasporti, i servizi di assistenza, il commercio di prossimità e le comunità energetiche. Attraverso queste attività, le cooperative contribuiscono non soltanto al mantenimento dei servizi, ma anche alla creazione di occupazione, al sostegno dell’economia locale e al rafforzamento della coesione sociale.
L’incontro ha inoltre permesso di presentare la campagna “Made in Europe” promossa da Cooperatives Europe, che valorizza le imprese non solo perché producono nel territorio europeo, ma anche perché sono di proprietà europea. È stata ribadita, in questa prospettiva, l’importanza di sviluppare collaborazioni solide tra cooperative, autorità locali e amministrazioni regionali.
Il vicepresidente Fitto ha riconosciuto il ruolo delle cooperative nel collegare le esigenze delle comunità con il potenziale economico delle popolazioni locali. Ha inoltre sottolineato la necessità che i futuri strumenti finanziari dell’Unione mantengano un sufficiente grado di flessibilità, così da poter rispondere alle differenti esigenze delle regioni europee.
Cooperatives Europe parteciperà al processo di consultazione sull’iniziativa “Right to Stay”, il cui avvio è previsto all’inizio del 2027. L’incontro si è concluso con l’impegno a proseguire il dialogo per rafforzare il riconoscimento delle cooperative nelle politiche europee di coesione e sviluppo territoriale.