Dal nazionale

ECONOMIA SOCIALE | Focus UE – aprile 2026

ECONOMIA SOCIALE | Focus UE – aprile 2026

mercoledì 8 aprile 2026

Confcooperative a Bruxelles: cooperazione protagonista tra politiche europee e futuro finanziario UE

Si è svolto a Bruxelles, nella giornata di martedì 24 marzo 2026, il Consiglio di Presidenza di Confcooperative, un appuntamento di alto profilo che ha confermato il ruolo centrale del movimento cooperativo nel dialogo con le istituzioni europee.

 

La giornata si è aperta con un incontro di rilievo con Mario Nava, Direttore Generale della DG Occupazione, Affari sociali e inclusione della Commissione Europea. Al centro del confronto, il contributo strategico delle cooperative nel rafforzare il modello sociale europeo e nel sostenere la competitività del sistema economico, in un contesto caratterizzato da profonde trasformazioni.

 

A seguire, il dialogo con l’Ambasciatore italiano presso l’Unione europea, Vincenzo Celeste, ha ampliato la prospettiva, toccando sia il valore sistemico della cooperazione sia le sfide legate al futuro Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034. Un tema cruciale, quest’ultimo, che presenta opportunità ma anche insidie per il mondo cooperativo, chiamato a difendere e rafforzare il proprio spazio nelle politiche europee.

Nel pomeriggio si è svolto un dibattito di alto livello con il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, e il Vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto.

Con il Ministro Foti il confronto si è concentrato principalmente sul PNRR, evidenziando come l’attuale Governo abbia introdotto modifiche significative rispetto all’impostazione precedente, anche grazie al contributo e agli input provenienti dal sistema delle cooperative. Un segnale importante di ascolto e valorizzazione delle istanze del settore.

 

Con il Vicepresidente Fitto, invece, il focus è tornato sul Quadro Finanziario Pluriennale, di cui è tra i principali protagonisti a livello europeo. Il confronto ha messo in luce le prospettive future e le opportunità che il nuovo bilancio UE potrà offrire alle cooperative, sottolineando la necessità di un impegno attivo per garantire adeguati strumenti di sostegno

La giornata si è conclusa presso il Parlamento Europeo con un evento insieme agli eurodeputati italiani. In questa occasione, Confcooperative ha consegnato a circa quaranta parlamentari europei un documento trasversale che affronta temi chiave per il settore: dall’agroalimentare all’economia sociale, passando per innovazione, sostenibilità e sviluppo territoriale.

 

La missione a Bruxelles si è chiusa nella mattinata del 25 marzo con un incontro particolarmente significativo tra il Presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, e la Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Un momento di dialogo costruttivo che ha ulteriormente rafforzato il posizionamento della cooperazione italiana a livello europeo.

Una trasferta intensa e ricca di contenuti, che conferma come il sistema cooperativo sia sempre più protagonista nel contribuire alla definizione delle politiche europee e nel costruire un futuro sostenibile e inclusivo.

 


 

L’economia sociale in Europa cresce: i risultati della revisione intermedia del Piano d’azione UE

La Commissione ha pubblicato una relazione sul suo piano d'azione per l'economia sociale, esaminando i progressi compiuti dal 2021 e delineando ulteriori azioni per rafforzare l'economia sociale in tutta Europa. 

L'attuazione del piano d'azione è a buon punto. Negli ultimi cinque anni, 21 Stati membri hanno adottato o stanno preparando strategie nazionali o regionali per l'economia sociale e 12 hanno riformato le proprie leggi in materia. Oltre 1,62 miliardi di euro di finanziamenti UE e 1,2 miliardi di euro di garanzie InvestEU sono stati stanziati a sostegno dell'economia sociale dell'UE nel periodo 2021-2027.  

Guardando al futuro, la relazione individua le priorità per rendere l'economia sociale più competitiva, solida e ampiamente riconosciuta. Tra queste figurano norme più chiare in materia di aiuti di Stato, quadri normativi più solidi per gli investimenti sociali privati, una migliore raccolta dati in tutti gli Stati membri e una serie di strumenti a supporto delle politiche regionali e locali in materia di economia sociale. 

Un'indagine specialedell'Eurobarometro condotta nell'ottobre 2025  ha rilevato che metà degli europei aveva interagito con organizzazioni dell'economia sociale negli ultimi cinque anni e che il 75% considerava l'economia sociale importante per la società. Tuttavia, queste organizzazioni continuano a incontrare disparità nell'accesso a sostegno, mercati e finanziamenti.  

La Commissione europea ha pubblicato la revisione intermedia del Piano d’azione per l’economia sociale (SEAP), offrendo un quadro aggiornato dei progressi compiuti e delle sfide ancora aperte per uno dei settori più dinamici e strategici dell’economia europea.

Negli ultimi anni, l’economia sociale ha consolidato il proprio ruolo all’interno del sistema economico dell’Unione europea. Secondo il rapporto, il settore conta oltre 4,3 milioni di organizzazioni e impiega circa 11,5 milioni di persone, pari al 6,3% dell’occupazione totale.

Cooperative, associazioni, imprese sociali e fondazioni operano oggi in ambiti chiave come i servizi sociali, l’energia, l’economia circolare e la cultura, contribuendo non solo alla crescita economica, ma anche alla coesione sociale e allo sviluppo dei territori.

Un ruolo chiave nelle transizioni in corso

Il contributo dell’economia sociale appare particolarmente rilevante in alcuni ambiti strategici per il futuro dell’Europa.

Nel campo dell’economia circolare, le organizzazioni sociali promuovono modelli sostenibili di produzione e consumo. Nel settore energetico, favoriscono la diffusione delle comunità energetiche e l’accesso equo all’energia. Anche nell’housing sociale, nel turismo sostenibile e nella transizione digitale, il loro ruolo è sempre più significativo.

Si tratta di esperienze che dimostrano come l’economia sociale possa coniugare innovazione, inclusione e sviluppo locale.

Le priorità per il futuro

La Commissione europea indica chiaramente la direzione per i prossimi anni. La sfida non è più quella di costruire il quadro di riferimento, ma di rafforzarne l’attuazione.

Le priorità individuate includono:

  • il miglioramento dell’accesso ai finanziamenti;
  • il rafforzamento delle competenze e dell’imprenditorialità sociale;
  • una maggiore integrazione nelle politiche economiche e industriali;
  • lo sviluppo di sistemi di monitoraggio e dati più solidi;
  • il coinvolgimento più attivo di regioni e amministrazioni locali.

Verso una nuova fase dell’economia sociale

La revisione intermedia segna un passaggio importante: l’economia sociale è ormai riconosciuta come una componente stabile del modello europeo.

La fase che si apre richiede però un ulteriore salto di qualità. Per esprimere appieno il proprio potenziale, il settore dovrà essere sempre più integrato nei mercati, sostenuto da strumenti adeguati e valorizzato nelle politiche pubbliche.

In questo percorso, l’economia sociale può rappresentare una leva fondamentale per costruire un’Europa più inclusiva, sostenibile e resiliente.

 


 

La coalizione EUFunds4Social pubblica una dichiarazione congiunta in cui si chiede un bilancio europeo incentrato sulle persone e sui territori

La coalizione EUFunds4Social , che riunisce 68 reti europee, principalmente del settore dell'economia sociale, e 288 organizzazioni nazionali provenienti da 32 paesi, ha pubblicato una nuova dichiarazione congiunta intitolata "Partire da ciò che funziona: un bilancio UE che sia al servizio delle persone e delle regioni", in cui difende l'importanza di mantenere un bilancio e programmi dell'Unione europea incentrati sulle persone e sui territori.

La sua principale preoccupazione riguarda la proposta di accorpare il Fondo sociale europeo (FSE+), il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e altri fondi, operazione che, a suo avviso, potrebbe indebolire l'impatto sociale e territoriale di ciascuno di essi.

La dichiarazione afferma che un solido bilancio sociale è essenziale per garantire una crescita inclusiva e sostenibile in Europa e che il mantenimento di strumenti specifici e ben finanziati consentirà di rispondere meglio alle sfide sociali attuali e future, garantendo al contempo che l'UE rimanga un modello di economia sociale di mercato incentrata sul benessere delle persone.

Secondo le organizzazioni firmatarie, gli investimenti sociali e regionali sono fondamentali per la competitività europea, in quanto promuovono un'occupazione di qualità, migliorano le competenze delle persone, riducono la dipendenza dall'assistenza sociale e rafforzano la coesione sociale.

Tuttavia, come indicato nel testo, l'attuale proposta di bilancio fissa un obiettivo di spesa sociale del 14%, inferiore al livello attuale, il che rappresenta una riduzione in settori essenziali come l'occupazione e la formazione.

La coalizione ha avvertito nel corso dell'ultimo anno che l'accorpamento dei fondi potrebbe diluirne l'orientamento strategico, aumentare la complessità amministrativa e indebolire la responsabilità. Sottolinea inoltre che la centralizzazione del bilancio a livello nazionale potrebbe trasformare questi fondi in strumenti di negoziazione politica, riducendone l'efficacia.

Per questo motivo, le organizzazioni firmatarie chiedono che il FSE e il FESR rimangano fondi indipendenti, con obiettivi, bilanci e regolamenti propri. A loro avviso, il FSE dovrebbe continuare a concentrarsi sulle persone, sostenendo l'occupazione, l'istruzione, l'inclusione sociale e la riduzione della povertà, mentre il FESR dovrebbe concentrarsi sullo sviluppo regionale, la coesione territoriale e le infrastrutture sociali.

Inoltre, chiedono che entrambi i fondi abbiano bilanci solidi, almeno equivalenti ai livelli attuali e adeguati all'inflazione, e che i finanziamenti siano erogati tramite sovvenzioni anziché prestiti. Ritengono altresì essenziale mantenere obiettivi chiari e vincolanti, nonché tutelare le quote destinate a priorità sociali quali la lotta alla povertà infantile e il sostegno ai gruppi più vulnerabili.

Il documento pubblicato sottolinea inoltre l'importanza di rafforzare l'innovazione sociale e i finanziamenti diretti attraverso programmi specifici, nonché di migliorare il coordinamento tra il FSE e il FESR per massimizzarne l'impatto. Conclude infine affermando la necessità di garantire il rispetto dei diritti fondamentali, rafforzare la partecipazione della società civile e agevolare l'accesso ai fondi europei per le piccole organizzazioni e gli enti non profit.

 


 

L'economia sociale europea insiste su una riforma degli appalti pubblici per evitare la "corsa al ribasso" che deriva dall'affidamento degli appalti all'offerta più economica

Una coalizione di organizzazioni sociali, sindacali e ambientaliste, tra cui "Social Services Europe", RREUSE e ENSIE, ha esortato l'Unione europea a sfruttare la prossima riforma della legislazione sugli appalti pubblici per trasformare il modello economico europeo in uno più sostenibile, equo e competitivo.

In una lettera indirizzata alla Commissione europea, in particolare al vicepresidente esecutivo e commissario per il mercato interno, Stéphane Séjourné, e al responsabile dell'unità per gli appalti pubblici, Henning Ehrenstein, gli enti firmatari – integrati nella rete per lo sviluppo sostenibile negli appalti pubblici – sottolineano che la spesa pubblica rappresenta circa il 16% del PIL dell'UE. Pertanto, ritengono che le modalità di investimento di tali risorse abbiano un impatto decisivo sul tessuto sociale, economico e ambientale del continente.

Il documento evidenzia che il sistema attuale presenta notevoli carenze, come la concorrenza basata esclusivamente sul prezzo più basso, che ha innescato una "corsa al ribasso", con conseguenze negative per la qualità dei servizi, i diritti dei lavoratori e la sostenibilità delle imprese.

In risposta a questa situazione, le organizzazioni propongono cinque riforme chiave. In primo luogo, chiedono che il criterio principale di aggiudicazione sia l'offerta più economicamente vantaggiosa (MEAT), anziché il prezzo più basso, al fine di garantire un miglior rapporto qualità-prezzo e un approccio a lungo termine nell'interesse pubblico.

In secondo luogo, sostengono l'introduzione obbligatoria di criteri sociali e ambientali nelle procedure di appalto. Questi devono garantire salari equi, condizioni di lavoro dignitose e misure di decarbonizzazione, nonché meccanismi di controllo nelle catene di fornitura e limiti al subappalto.

Un'altra priorità evidenziata è quella di agevolare l'accesso dell'economia sociale agli appalti pubblici. Questo settore, che riunisce oltre 4,3 milioni di entità e impiega 11,4 milioni di persone in Europa, secondo l'ultimo rapporto di CIRIEC ed Euricse per la Commissione, svolge un ruolo chiave nella coesione sociale e nell'innovazione inclusiva. Le organizzazioni propongono misure specifiche, come la riserva di appalti per i gruppi vulnerabili, comprese le persone con disabilità.

Inoltre, il testo sottolinea la necessità di allineare gli appalti pubblici ad altre politiche europee esistenti, come il Clean Industrial Deal, il Pilastro europeo dei diritti sociali e le nuove normative in materia di sostenibilità ed economia circolare.

Infine, il documento sottolinea l'importanza di rafforzare i sistemi di monitoraggio e trasparenza. A tale riguardo, gli Stati membri sono invitati a istituire meccanismi obbligatori per la raccolta dei dati e la valutazione d'impatto degli appalti pubblici, al fine di garantire un uso efficiente dei fondi pubblici e il rispetto degli obiettivi sociali e ambientali.

Le organizzazioni firmatarie concludono che la futura riforma rappresenta un'opportunità storica per trasformare gli appalti pubblici in uno strumento strategico al servizio di un'economia europea più resiliente, inclusiva e rispettosa dell'ambiente.

 


 

Social Economy Europe invita la Commissione europea a rafforzare le risorse umane della Direzione generale per l'occupazione al fine di attuare il piano d'azione per l'economia sociale

Social Economy Europe (SEE), insieme ai membri del Gruppo di esperti della Commissione europea sull'economia sociale e le imprese sociali (GECES), ha messo in guardia dal rischio che il Piano d'azione per l'economia sociale 2021-2030 non venga attuato efficacemente se non si rafforzano urgentemente le risorse umane della Direzione generale per l'occupazione, gli affari sociali e l'inclusione (DG EMPL).

In una lettera inviata il 16 marzo al Segretario generale della Commissione europea, Ilze Juhansone; al Direttore generale delle risorse umane (DG HR), Stephen Quest; e al Direttore generale del bilancio (DG BUDG), Stéphanie Riso, il Presidente della SEE, Juan Antonio Pedreño, insieme ad altre 55 organizzazioni firmatarie, sottolinea che il Piano d'azione è stato concepito come un quadro strategico a lungo termine proprio a causa della complessità dei cambiamenti che intende promuovere. Sebbene molte delle misure previste siano già state formalmente avviate, un numero significativo si trova ancora in fasi intermedie di attuazione, richiedendo un supporto operativo continuo, un coordinamento interservizi e un dialogo strutturato con gli attori dell'economia sociale.

In tale contesto, i firmatari esprimono preoccupazione per la decisione della Direzione generale per il mercato interno, l'industria, l'imprenditorialità e le PMI (DG GROW) di smantellare l'unità dedicata all'economia sociale. Sebbene tale misura sia presentata come una riorganizzazione interna, avvertono che essa comporta significative conseguenze politiche per l'intero ecosistema. Ricordano che l'economia sociale rappresenta un pilastro fondamentale dell'UE, con oltre quattro milioni di imprese e organizzazioni e più di undici milioni di posti di lavoro. Nel 2021, il settore ha generato un fatturato di quasi mille miliardi di euro. La sua attività si estende a molteplici settori, contribuendo sia alla competitività delle imprese sia agli obiettivi sociali dell'Unione.

I firmatari sottolineano inoltre che, nonostante la diffusa percezione che dipenda fortemente dai finanziamenti pubblici, i dati dimostrano che l'economia sociale riceve una quota di finanziamenti proporzionalmente inferiore rispetto all'economia tradizionale. Evidenziano infine il suo ruolo nell'autonomia industriale europea, il suo contributo alla resilienza territoriale e la sua promozione di valori quali l'inclusione sociale, la responsabilità collettiva e la stabilità a lungo termine.

Secondo la lettera, il ritiro del coinvolgimento attivo della DG GROW ha creato uno squilibrio strutturale nella distribuzione delle responsabilità e delle risorse all'interno della Commissione. Pertanto, ritengono opportuno che la Direzione generale per le risorse umane e la sicurezza (DG HR) garantisca l'assegnazione di un numero sufficiente di personale alla DG EMPL per assicurare la continuità del Piano.

Oltre a rafforzare il personale, si chiede la designazione di almeno un punto di contatto specifico all'interno della DG GROW per garantire un coordinamento sistematico con la DG EMPL e gli attori dell'economia sociale. Tale misura è considerata particolarmente rilevante per settori come l'industria o l'edilizia, dove un dialogo strutturato è fondamentale per adattare le politiche alle caratteristiche specifiche di queste organizzazioni.

I firmatari avvertono che l'assenza di un tale punto di riferimento potrebbe portare a frammentazione, ritardi nel coordinamento e una minore coerenza delle politiche. A loro avviso, un'efficace collaborazione tra le direzioni generali è essenziale per mantenere lo slancio del Piano e per fornire alle parti interessate un'interfaccia istituzionale chiara e affidabile.

Per tutte queste ragioni, i firmatari di questa lettera, guidati da Social Economy Europe, chiedono l'attuazione di queste misure essenziali per salvaguardare l'integrità del Piano d'azione e per raggiungere gli obiettivi stabiliti a livello europeo.

 


 

L'economia sociale è al centro della Settimana europea della società civile organizzata dal CESE

La terza Settimana della Società Civile (2026), organizzata dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) , si è confermata ancora una volta come il più grande incontro annuale della società civile nell'Unione europea, riunendo circa 1.000 partecipanti e oltre 90 relatori in 19 sessioni di lavoro dal 2 al 5 marzo a Bruxelles. Con il tema "Persone, democrazia, resilienza: il nostro futuro!", l'evento ha anche sottolineato il ruolo essenziale dell'economia sociale come attore chiave nel rafforzamento della democrazia e della coesione sociale in Europa.

L'edizione di quest'anno si è svolta in un contesto caratterizzato da crescenti pressioni sui valori democratici, sia a livello globale che all'interno della stessa UE. In tale contesto, il coinvolgimento della società civile, e in particolare dell'economia sociale, è stato individuato come cruciale per rafforzare la resilienza e la partecipazione dei cittadini.

Il CESE sottolinea l'importanza del dialogo e dei valori europei.

Nel corso della presentazione delle conclusioni della Settimana, il presidente del CESE, Séamus Boland, ha sottolineato l'importanza del dialogo e dei valori condivisi: "Non possiamo avere successo come Unione se non continuiamo a sostenere valori quali la pace, l'inclusione e la resilienza".

Da parte sua, il Commissario europeo per la democrazia, la giustizia, lo Stato di diritto e la tutela dei consumatori, Michael McGrath, ha sottolineato l'importanza dell'istruzione, della partecipazione civica e dell'alfabetizzazione mediatica e digitale come pilastri fondamentali per la costruzione di società resilienti. Queste priorità sono in linea con il cosiddetto "Scudo europeo per la democrazia", ​​un'iniziativa chiave nell'ambito della futura strategia dell'UE per la società civile.

Nel frattempo, il vicepresidente del Parlamento europeo, Nicolae Ștefănuță, ha evidenziato una delle principali sfide che il settore si trova ad affrontare: i finanziamenti, "il problema numero uno per la società civile", e ha chiesto un maggiore sostegno di bilancio per consentire a queste organizzazioni di svolgere appieno il loro ruolo.

Verso una piattaforma europea della società civile

Uno dei principali risultati della Settimana è stato l'impulso dato alla futura Piattaforma della società civile dell'UE, il cui gruppo direttivo ha tenuto la sua prima riunione. Il CESE svolgerà un ruolo centrale nel suo sviluppo, insieme a istituzioni come la Commissione europea e le organizzazioni rappresentative.

L'economia sociale al centro dei dibattiti

La partecipazione dell'economia sociale, attraverso la sua principale organizzazione rappresentativa, Social Economy Europe (SEE), ha evidenziato il suo ruolo strategico nella costruzione di società più forti e coese. L'organizzazione ha partecipato a tre sessioni chiave incentrate sulla resilienza digitale, la democrazia e il ruolo del volontariato.

La direttrice di Social Economy Europe, Sarah de Heusch, ha affermato che "la resilienza dell'economia sociale è nel suo DNA", sottolineando la sua vicinanza alle comunità e la sua capacità di individuare i bisogni sociali.

Ha inoltre messo in guardia sulla necessità di un maggiore sostegno istituzionale e finanziario, in particolare nel contesto dei negoziati sul prossimo quadro finanziario pluriennale dell'UE.

Analogamente, la vicepresidente del Gruppo III del CESE, Ariane Rodert, ha sottolineato il ruolo delle organizzazioni della società civile e degli attori dell'economia sociale nella costruzione della fiducia e della coesione sociale, elementi essenziali per rispondere alle crisi.

Un attore chiave per il futuro democratico dell'Europa.

Le conclusioni della Settimana della Società Civile evidenziano anche la necessità di rafforzare l'educazione civica, la coesione sociale, l'accesso ad alloggi a prezzi accessibili e il sostegno alla società civile e all'economia sociale. Sottolineano inoltre l'importanza di ampliare gli strumenti della democrazia partecipativa, come l'Iniziativa dei Cittadini Europei.

In un contesto di sfide globali e profonde trasformazioni, l'economia sociale riafferma il suo ruolo di attore essenziale per garantire società inclusive, resilienti e democratiche. Il suo ruolo, strettamente legato alle comunità e alla partecipazione dei cittadini, la pone al centro delle politiche europee attuali e future.